Visita ai cantieri della metro C

Intermodalità, Mobilità romana, Trasporto pubblico

Come Settimo Biciclettari siamo stati sempre fermamente convinti che non possono essere portate avanti con efficacia delle misure a favore della mobilità sostenibile senza un trasporto pubblico funzionante e rispondente alla domanda dei suoi utenti. Questo perché il primo traguardo che deve imporsi una amministrazione che voglia puntare sulla mobilità sostenibile è quello di ridurre il numero di veicoli circolanti e questo obiettivo, in una metropoli di quasi 3 milioni di abitanti, si raggiunge soltanto offrendo un servizio pubblico vantaggioso per i cittadino, in termini di tempo e denaro, rispetto al mezzo privato. Altre formule utilizzate sono il congestion charge, il blocco totale o parziale del traffico, i divieti alle vetture più inquinanti ma sono tutte soluzioni che non consentono un cambiamento duraturo nelle abitudini dei cittadini se non partono da una base solida che è il servizio di trasporto pubblico.

E’ per questo che il 12 Marzo 2016 eravamo scesi in piazza, insieme ad altre associazioni, per chiedere la realizzazione del tram Saxa Rubra – Togliatti – Laurentina.

Lo scorso 4 luglio, per gentile concessione di Roma Metropolitane che ringraziamo, abbiamo potuto visitare i cantieri della Linea C della Metro, lungo l’ultimo tratto che si estende da San Giovanni ai Fori Imperiali.

Nella prima fase della visita, gli ingegneri di Roma Metropolitane hanno illustrato le tecniche di scavo, ponendo l’accento su come preservare le bellezze archeologiche sopra e sotto suolo. La realizzazione di una metropolitana in una città ricca di storia come Roma, una storia stratificata nei millenni (basta visitare la Cripta Balbi per rendersene conto), è una delle sfide più ardue dell’ingegneria civile che poteva essere affrontata solo con le competenze e le capacità delle importanti aziende che si sono aggiudicate i lavori; ditte che lavorano in tutto il mondo perché l’Italia è all’avanguardia nella realizzazione delle grandi opere.

Nella seconda parte della visita, siamo entrati in alcuni cantieri della metro C e in particolare in quello della nuova stazione che aprirà ai Fori Imperiali e consentirà l’interscambio con la stazione della metro B di Colosseo. Attualmente i lavori stanno procedendo nella tratta San-Giovanni / Colosseo e porteranno all’apertura di due nuovi stazioni: Amba Aradam e Colosseo. Dai rendering che abbiamo potuto visionare, le due stazioni saranno ancora più suggestive della stazione di San Giovanni della metro C; in particolare la stazione Amba Aradam, terminati i lavori di costruzione, ospiterà l’antica caserma romana che è stata rinvenuta durante gli scavi, confermando quindi la linea progettuale della stazione/museo. L’apertura di queste due stazioni consentirà anche di aumentare la frequenza di transito dei treni nella tratta già aperta (Monte Compatri – San Giovanni) che attualmente si attesta intorno ai 12 minuti. La riduzione del tempo di attesa sarà possibile grazie a dei binari di scambio previsti in queste due stazioni.

Come Settimo Biciclettari non possiamo che esprimere gratitudine per le donne e gli uomini che lavorano a questo progetto. Siamo certi che l’opera sarà all’altezza della nostra città e che darà un grande contributo a favore della mobilità sostenibile.

Dario PiermariniPresidente Associazione “Settimo Biciclettari”

L’esperienza di un bike commuter: una bici pieghevole a Roma

Intermodalità, mobilità, Mobilità romana, Trasporto pubblico, Vivo SOSTENIBILE

A Londra con l’espressione bicycle commuting si intende l’utilizzo della bicicletta per gli spostamenti casa – lavoro. A Roma credo che solo una piccola percentuale di popolazione sia in grado di tradurre tale espressione, ma, pur volendo spiegarla in italiano come “pendolarismo in bici”, non si potrà in ogni caso raggiungere che una piccola platea di persone interessate al tema. Già di per sé la parola pendolarismo è qualcosa che si adatta di più a chi si trova a vivere in un limbo, tra una città e l’altra, mentre la popolazione che vive nel largo agglomerato del Comune di Roma spesso non sembra avere la consapevolezza di vivere quella vera e propria condizione di “pendolare”. Gli abitanti del quartiere Quadraro a Roma negli anni del secondo dopoguerra usavano l’espressione “vado a Roma”, per comunicare l’intenzione di superare la famosa “salita” (del Quadraro) che separa da sempre l’area sud della Tuscolana dalla parte più centrale, che parte idealmente dalla “Porta furba”, realizzata dal Papa Sisto V a fine ‘500 e giunge nell’odierna piazza Re di Roma. Oggi nessun abitante del Quadraro utilizzerebbe tale espressione, in quanto il quartiere è da circa quaranta anni ben collegato con il centro città da una veloce metro, che tuttavia patisce, come noto, i ritardi nella costruzione di altre linee. Fino al 16 febbraio 1980 il Quadraro viveva un dolce isolamento dal centro storico, raggiungibile lentamente attraverso una lenta linea tramviaria. Oggi il pendolare è identificabile nell’abitante di aree della città esterne al GRA, poco servite dai mezzi pubblici o da linee ferroviarie regionali. Pochi romani, tuttavia, parlano di sé come pendolari, accettando quasi di buon grado, di vivere a distanze siderali dal proprio luogo di lavoro, impiegando un’ora abbondante per raggiungere l’ufficio. Raggiungere il luogo di lavoro in un tempo limite di 30-40 minuti e, soprattutto, poter ritornare presso il proprio domicilio nello stesso tempo è un’aspirazione che per tanti resta nel libro dei sogni. A Roma ciò è davvero difficile per buona parte della popolazione. In altre grandi città, come ad esempio Milano è la norma; per di più il cittadino milanese non concepisce in alcun modo che il tragitto casa-lavoro possa avere una durata superiore ai 60 minuti. Solitamente l’abitante di Legnano, comune autonomo a oltre 30 km di auto da Milano impiega mediamente, con i famosi “passanti ferroviari” tra i 35 e i 45 minuti per raggiungere la stazione centrale di Milano, proseguendo poi in metro, bus o tram. Difficilmente parlerà di sé come un pendolare. Non si sentirà milanese, sarà forse al limite del “pendolarismo”. Solo chi impiega mediamente un’ora sarà considerato un vero e proprio “pendolare” a Milano.
Solitamente questi si identificano con gli abitanti dei comuni del monzese che in tanti casi lavorano a Milano e non nella più vicina Monza.
A Roma tutto cambia: chi vive nell’area di Roma Est (Lunghezza, Ponte di Nona, Castelverde), per raggiungere il centro (distanza auto tra i 18 e i 22 km) impiegherà molto tempo, un’ora è un’ipotesi ottimistica. Se dovessimo considerare i 30 km di distanza dal centro città di Legnano, come termine di paragone dovremmo considerare Cesano (che non è comune, bensì frazione di Roma!), che ha la stessa distanza dalla stazione Termini. Ebbene, in questo caso, l’abitante di Cesano impiegherebbe oltre un’ora per raggiungere il centro città, con tutta probabilità anche un’ora e 30 minuti, un tempo incredibilmente lungo, lo stesso tempo che impiega un pendolare tra Roma e Firenze.
Tutto ciò per sintetizzare la lunga premessa: Roma non ha una rete ferroviaria veloce per gli spostamenti degli abitanti del grande agglomerato di aree e frazioni esterne al GRA. Al netto di questa carenza, che impedisce agli abitanti degli agglomerati esterni al GRA di raggiungere il centro di Roma agevolmente, per poter parlare di intermodalità di trasporti è opportuno concentrare l’attenzione all’interno del grande “cerchio” di Roma (l’area interna al GRA), composto da periferie difficili, periferie ben collegate, semi-periferie e quartieri centrali.
La mia esperienza è, pertanto, quella di un fortunato abitante del quartiere Tuscolano, dove l’esperienza del bike commuter può avere migliori possibilità, perché il contesto è quello di un quartiere semi-periferico e già ben collegato al centro.
Il tragitto casa-lavoro di un abitante del VII Municipio è mediamente più agevole di chi vive in altri Municipi, ma sconta comunque alcune lentezze, che possono purtroppo diventare la norma. Il caso naturalmente è quello di un lavoratore che si dirige verso il centro di Roma. Il primo step è ovvio, l’attesa di un bus a pochi metri da casa, se non si vive nei pressi della metro (pensiamo alla zona di Cinecittà est). Qui inizia a scorrere il tempo-attesa, con la variabile aggiuntiva del traffico. Il secondo step è la metro. Il terzo, in molti casi, è un nuovo bus, nei percorsi del centro non coperti da metro o tram. Mediamente, anche in questo caso, i tempi del tragitto casa-lavoro arrivano a coprire un’ora abbondante, a volte di più. E a volte (pensiamo al caso di aree come la Romanina, Tor Vergata o Morena), quel breve tragitto che separa dalla metro viene coperto con l’auto, lasciata poi parcheggiata a 500 metri dalla metro, con ulteriore perdita di tempo. Dunque si utilizza la macchina per percorrere 1-2 km. La conseguenza è una via Tuscolana caotica, densa di smog, da presidiare costantemente per il massiccio tentativo di lasciare l’auto in doppia fila un po’ ovunque.
Il VII Municipio si presta bene, forse meglio di altri Municipi, all’intermodalità dei trasporti: la presenza di una linea metro con 6-7 fermate ravvicinate lungo uno stesso tracciato, ne fanno uno dei migliori ambienti per l’utilizzo contemporaneo della bicicletta e del mezzo pubblico, senza considerare la possibilità (futura) di variare il percorso lungo l’Asse degli Acquedotti, idea elaborata dal Settimo Biciclettari per “utilizzare questo asse come una sorta di direttrice, una dorsale su cui attestare dei percorsi di raccordo ciclo-pedonali verso tutti i quartieri del Settimo Municipio” (cit. blog Settimo Biciclettari).
La mia esperienza di bike commuter è ormai consolidata: da circa 6 mesi utilizzo giornalmente la mia flessibile e leggera bicicletta pieghevole per raggiungere il luogo di lavoro in pieno centro, utilizzando la metropolitana e successivamente pedalando senza fatica alcuna in un tratto reso sicuro dalla chiusura ai mezzi privati, con qualche difficoltà nei punti difficili, dove il traffico aggressivo consiglia prudenza e qualche passaggio sul marciapiedi (inevitabile in uscita dalla metro con la bici a mano). Riesco, dunque, mediamente ad impiegare 30 minuti complessivi per percorrere il tragitto lavoro-casa con un risparmio di tempo di 30 minuti rispetto al tempo che impiegavo in precedenza, quando i trasbordi da un mezzo pubblico all’altro rallentavano molto il viaggio, reso anche stressante dalla calca inevitabile delle ore di punta, dal tempo-attesa alle fermate del bus/tram e dai tratti da fare a piedi tra le fermate metro/bus/tram.
Ho acquisito ormai la piena consapevolezza del valore realizzato con l’investimento, che è un valore in termini di aumentato benessere, di risparmio di tempo e di diminuzione dello stress. Sono convinto che le piste ciclabili aumenterebbero il mio benessere e accorcerebbero ancor di più i tempi, oltre a non creare inutili polemiche con l’automobilista e il pedone (due categorie che non si contrappongono affatto al ciclista).
Roma è pur sempre una città difficile, soprattutto per le fasce deboli della popolazione e per le persone anziane. Per un’utenza di età variabile dai 20 ai 65 mi sento di consigliare l’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto intermodale, non solo alternativo, ma sostitutivo dell’automobile e del bus, da accompagnare, quindi, alla metropolitana. E’ una valida, se non essenziale, opportunità per chi non intende affrontare lunghi itinerari dalla periferia al centro città, ma vuole accorciare i tempi di attesa, utilizzare sia la metro che la bicicletta percorrendo a pedali non più di 3-4 km per tratta. Non essendo stati (ancora) realizzati stalli per il bike sharing comunale in corrispondenza delle fermate della metropolitana, il bicycle commuting è la risposta più adatta ad un mondo che va nella direzione dell’ecosostenibilità. Copenaghenizzare Roma è forse un’utopia, ma l’esperienza si può diffondere.

Mauro Minieri

Una nuova visione per la mobilità dolce di Roma

Mobilità romana, Vivo SOSTENIBILE

Roma è una città unica al mondo con una densità di aree verdi ed archeologiche che non ha paragoni. Talmente diffusa che muovendoti in bici o a piedi devi impegnarti per non imbatterti in qualcuna di queste. L’opzione “only-ciclabili” è fallimentare perché abbiamo preso un modello che va bene nel resto del mondo ma non a Roma. Qui le strade e i quartieri sono nati dopo la maggior parte delle aree verdi e non contestualmente come accade in altre città, in cui troviamo i parchi ai margini del tessuto urbano o, quantomeno, in spazi ben definiti. A Roma, al contrario, sono state queste zone protette che hanno dettato i criteri di espansione della città: lo sviluppo delle strade e dei quartieri ne hanno dovuto necessariamente tener conto, inglobando, quasi come un corpo estraneo, questi spazi protetti. In effetti, per andare da una parte all’altra della città, chi si muove in auto sa bene che non si percorre mai una linea retta perché ci sono sempre delle aree protette che sono “da intralcio”. La mobilità dolce, al contrario, può e vuole fruire di questi spazi, li vuole sfruttare creando una rete per collegarli tra loro e che consenta di muoversi rapidamente in qualsiasi parte di Roma con direttrici veloci, efficienti e adatte sia al commuting che al ciclo-turismo.

Per fortuna c’è una nuova consapevolezza tra i cicloattivisti romani che stanno ripensando la mobilità sostenibile come un vestito su misura anziché il prêt-à-porter da televendita che c’è stato propinato finora.  Nuovi e lungimiranti progetti nati dal basso che ridisegnano a schema libero questa città, trovando e inseguendo il percorso migliore per arrivare da A a B; un percorso che non è sempre quello dei mezzi di trasporto tradizionali. Anzi, a Roma, non lo è quasi mai per i motivi esposti sopra.

L‘Asse degli Acquedotti del Settimo Biciclettari è uno di questi progetti che un giorno vedremo realizzato.

Dario Piermarini – Presidente Settimo Biciclettari

Tutti pazzi per l’Asse degli Acquedotti

Asse Acquedotti, Mobilità romana, Parco Caffarella, Parco degli Acquedotti, Parco di Tor Fiscale

Acquedotto ClaudioSabato mattina, 8 Settembre 2018, circa duecento persone si sono date appuntamento al Parco degli Acquedotti per chiedere con forza la realizzazione dell’Asse degli Acquedotti, la ciclovia di ben 13 km in grado di collegare la periferia al centro della città grazie ai parchi della Caffarella, Tor Fiscale e Acquedotti.

Non solo appassionati delle due ruote ma tante, tantissime persone convinte che il progetto dell’Asse degli Acquedotti possa rappresentare una piccola rivoluzione per quanto riguarda la mobilità nuova di Roma. Una rivoluzione gentile dal punto di vista del ciclo-turismo e delle politiche per ridurre gli spostamenti sui mezzi privati e l’inquinamento.

Alcune immagini della giornata di ieri

Descrive compiutamente le emozioni della giornata che abbiamo trascorso tutti quanti insieme questa poesia di Marazico, al secolo Andrea Reali, che ha partecipato con noi alla pedalata:

[La bicicletta]

Quanno pedalo sulla bicicletta
me vengono più facili i pensieri.
Sarà perché dimentico la fretta,
prendono forma sogni e desideri.

E mentre l’aria soffia nei polmoni
trovo risposte e invento soluzioni.

Marazico – 2018 ©

Doveroso ringraziare il popolo del Settimo Biciclettari che, giorno dopo giorno, cresce sempre di più e ci sostiene in tutte le nostre iniziative.

Un applauso ai miei compagni di brigata per l’organizzazione impeccabile. La giornata di ieri non sarebbe stata possibile senza: Claudia Gabrielli, Sabina Gatti, Ilaria Latini, Paolo Gabrielli, Cristiano Di Francia, Salvatore Settimi, Carlo Consolini, Debora Piermarini, Emos Gabrielli, Fabrizio Gallucci.

Come tutte le grandi idee, l’Asse degli Acquedotti cammina con le gambe di realtà che operano sul territorio e per il territorio. Hanno contribuito all’evento di ieri e sostengono il progetto dell’Asse degli Acquedotti:

  •  I Volontari del Parco degli Acquedotti – Il Presidente Luciano Di Vico (biciclettaro doc) e tutti i volontari del parco hanno messo in sicurezza il tracciato ciclo-pedonale che collega il Parco degli Acquedotti con quello di Tor Fiscale. Il nostro obiettivo è quello di rendere questo percorso completamente sicuro, segnalato e illuminato;
  •  L’Associazione La Torre del Fiscale – Gloria Mazzamati è stata la nostra guida d’eccezione una volta entrati nel Parco di Tor Fiscale. La ringraziamo a nome dei biciclettari anche per l’ospitalità al Ristoro del Fiscale , dove abbiamo mangiato un’ottima amatriciana tra gli archi dell’Acquedotto Felice;
  • Il Parco Regionale Appia Antica – Grazie alla direttrice del Parco, Alma Rossi, per il sostegno all’Asse degli Acquedotti e per aver incontrato tutti i biciclettari del VIIB alla Caffarella. Un applauso ai Guardia Parco per aver garantito il percorso della lunghissima carovana nei tratti non sicuri (Via Demetriade, attraversamento Appia Nuova, Via dell’Almone). La nostra speranza è poter arrivare alla Caffarella anche con bambini e famiglie, senza dover rischiare la vita attraversando l’Appia Nuova o percorrendo Via dell’Almone. Un ringraziamento speciale a Pasquale Grella dell’Ente Parco che ripercorre la storia millenaria dei luoghi che visitiamo (grazie per l’infinita e rassegnata disponibilità);
  • La trasmissione “Voci di Roma” – Leo Marrani ha seguito, insieme alla troupe della RAI, tutta la manifestazione, aiutandoci anche con i comunicati stampa e la parte media (i biciclettari sono poco esperti in questo). A breve pubblicheremo anche i video della giornata e il servizio del TG-Regionale nella edizione delle 19,30.
  • Il blogger e poeta Marazico che nella giornata di ieri era il biciclettaro Andrea Reali e ci ha seguito alla scoperta del tracciato dell’Asse degli Acquedotti.

Il Settimo Biciclettari continuerà a lottare affinché la giornata di ieri possa realizzarsi 365 giorni l’anno grazie all’Asse degli Acquedotti.

Con tenacia,

Dario Piermarini

Coordinatore del Settimo Biciclettari 

Settimo Biciclettari a Presa Diretta (Rai 3)

Asse Acquedotti, Inquinamento, mobilità, Mobilità romana, Parco degli Acquedotti, Trasporto pubblico, Tusco-lane

Riccardo Iacona, nella puntata del 8/1/2018, affronta nel suo programma Presa Diretta il tema della mobilità sostenibile. Lo fa partendo dalle best-practice europee per arrivare ai modelli virtuosi dell’Italia come la bicipolitana del Comune di Pesaro. Iacona racconta come la bicicletta possa rilanciare l’economia e il turismo, migliorare la nostra qualità di vita e svelare la bellezza dei nostri centri storici ora ricoperti da un tappeto di automobili.

Impossibile non parlare di Roma, una delle città più belle del mondo e con un patrimonio artistico e archeologico da fare invidia ad ogni Nazione. Come sta messa la Capitale sul fronte della mobilità? Decisamente male e lo dicono tutte le più importanti associazioni che si occupano di mobilità sostenibile. Lo dice Legambiente, Salvaiciclisti, tante associazioni di categoria e lo dice anche il Settimo Biciclettari. Purtroppo l’attuale Amministrazione non sta affrontando con il coraggio che aveva promesso il cambiamento di passo sul tema della mobilità: lo dimostra il collasso del trasporto pubblico e le opere controverse già realizzate o in via di realizzazione come il tunnel di Santa Bibiana o il progetto di una  bike-lane di appena un paio di chilometri sulla Via Tuscolana.

Nel frattempo, progetti di qualità e di grande impatto come l’Asse degli Acquedotti del Settimo Biciclettari, restano chiusi in un cassetto nonostante l’interesse dei cittadini (che l’hanno fatto nascere dal basso) e quello della stampa, come testimonia questo servizio di Riccardo Iacona sull’Asse degli Acquedotti.

In questo video la parte della trasmissione in cui si parla del Settimo Biciclettari:

 

Ground Zero della mobilità sostenibile

Asse Acquedotti, mobilità, Mobilità romana, Trasporto pubblico

Esattamente un anno fa, il Settimo Biciclettari e tutte le realtà romane che si occupano di mobilità sostenibile, erano state convocate nel primo incontro della Commissione Mobilità appena insediata.

Da parte di tutte le Associazioni c’era la voglia di creare un confronto costruttivo con la nuova Amministrazione che si era spesa in campagna elettorale in maniera così decisa a favore della mobilità sostenibile. All’incontro erano presenti, per la neo Giunta, Il Presidente della Commissione Stefàno, il consigliere Calabresi e l’Assessora Meleo.

Ricordo lo stupore di noi partecipanti quando, a seguito di ogni intervento delle realtà territoriali venute da tutta Roma, c’era la replica di un membro della Commissione che puntualmente superava le istanze dei cittadini e degli utenti della strada.

Ad ogni progetto di mobilità sostenibile nato dal basso come l’Asse degli Acquedotti veniva contrapposto un progetto ben più ambizioso che avrebbe posto in essere la neo Giunta pentastellata. Noi poveri attivisti, per la prima volta, non ci ritrovavamo più di fronte ad una Amministrazione matrigna con cui scontrarsi ma ad una fata buona a cui chiedere 10 per avere 100.

E così quelle poche energie civiche messe in campo per costruire dei progetti di mobilità sostenibile a basso costo venivano spazzate via di fronte alla promessa di bike-sharing, velostazioni e bike-lane come se piovesse. E’ passato un anno, la pioggia non è arrivata dal cielo e neanche le promesse che erano state fatte quel caldo 31 agosto di un anno fa. La nomina del Bike Manager, Paolo Bellino, ufficializzata proprio in occasione di quel primo incontro e salutata da molti attivisti come una rivoluzione per la mobilità romana, in realtà è durata pochi mesi senza produrre risultati e non si conoscono ancora le reali motivazioni delle dimissioni.

Possiamo dire di essere stati un anno fermi? No. Siamo tornati, in realtà, indietro. Quel 31 Agosto del 2016 è una sorta di Ground Zero della ciclabilità romana. Le promesse elettorali fatte di una mobilità nuova in linea con i livelli europei ha creato degli attriti all’interno di tutte le associazioni tra chi riteneva possibile raggiungere questo obiettivo con un unico balzo grazie ad una nuova Amministrazione “amica” e chi, al contrario, continuava a richiedere più pragmaticamente la salvaguardia delle progettualità esistenti, senza dover andare ogni volta a reinventare la ruota (della bicicletta). Il progetto del GRAB, la sua estensione attraverso l’Asse degli Acquedotti, il regolamento per le affissioni pubbliche con il bike-sharing e tanti altri progetti portati avanti con fatica e tenacia dalle associazioni erano (e sono) la strada giusta per affrontare il tema della mobilità sostenibile a Roma. Si è preferito, invece, affossare volutamente queste progettualità e con esse si è spento l’entusiasmo che le alimentava. Perché chiedere con forza un tracciato ciclo-pedonale che passa nei parchi se qualcuno promette chilometri e chilometri di bike-lane in tutta Roma? Se ti prometto di trasformare Roma in Amsterdam perché devi accontentarti di Roma con qualche ammennicolo in più?

Un anno è passato e di questi chilometri di bike-lane promessi non si è visto neanche un centimetro ma chi conosce bene questa città sa che è del tutto normale. Roma non è stata costruita in un giorno e neanche la sua mobilità cambierà così rapidamente. Servono progetti concreti, serve fare educazione stradale, serve migliorare il trasporto pubblico e serve mettere a sistema tutte queste cose. Questo richiede competenze, investimenti e tempo: tutte cose che sono mancate finora.

Non si tratta di muovere critiche nei confronti della Sindaca Raggi perché a valutare il suo operato – anche sul tema della mobilità – spetterà ai cittadini. Questo è un appello a tutte le realtà associative, Settimo Biciclettari in primis, per ritrovare quello spirito critico, antagonista cioé di una forza che si oppone allo status quo della mobilità romana. Rimettiamo un attimo un attimo i piedi a terra, ritroviamo le nostre vecchie strade e torniamo a ripercorrerle.

Un caro saluto,

Dario Piermarini
  Coordinatore del Settimo Biciclettari
  twitter: @viibiciclettari